La corsa migliore

Sono fermo all’ingresso, chinato ad allacciarmi le scarpe da running e vedo i piedini di mio figlio palesarsi da parte ai miei, alzo la testa e gli sorrido.

“Papà dove vai oggi a correre?”

E poi scappa via ridendo.

Ed è un tuffo nel passato, alle sue prime corse per casa, a quando lui correva impacciato ed io lo seguivo piano.

Alle sue risate contagiose, al nostro essere giocosi e in un certo senso stupidi assieme.

Spensierati, “storditi”, quel premio di complicità che un padre e un figlio hanno senza troppi scambi di affettività.

Quando è nato, mi sono innamorato subito di lui, quando l’ho stretto tra le braccia la prima volta ho sentito il potere della paternità, durante l’attesa ero solo sorpreso da quanto mia moglie, come credo ogni donna, sia stata madre fin da subito.

Protagonisti dell’attesa delle attese, anche se io avrei aspettato ancora qualche anno, volevo solo più stabilità economica, ma credo che certi desideri non vadano accantonati ma coltivati, anche se sono della persona che abbiamo scelto di avere al nostro fianco.

Ancora oggi penso all’incredulità che ebbi nel scoprire che saremmo diventati genitori, le coppie che conoscevamo faticavano a realizzare quel sogno e noi invece fummo fortunati e arrivò subito.

Ci stava solo aspettando.

Oggi un bambino vivace, con cui ho un rapporto complicato e difficile ma splendido, molto bello. Cerco di essere sempre attento alle sue esigenze, vigile e spero di crescere un ragazzo per il futuro con sani valori: lealtà, educazione, altruismo, senza dipendenze di alcun tipo, libero da pregiudizi e che si sappia difendere dalle situazioni che non sono consone all’educazione che io e mia moglie gli stiamo dando.

Cerco di essere presente, un sostegno per lui, come quel caldo abbraccio che gli dono prima di dormire, è un gesto di ritrovo, anche se la giornata è stata pesante, se mi sono arrabbiato con lui, se l’ho sgridato poco prima, tra le mie braccia può capire che io ci sono a prescindere da ciò che è successo.

Capisco che lui questo gesto lo cerca ed io sono pronto a dispensarlo sempre, ad esserci per lui e già mentre corro per la campagna e la musica mi batte dentro, sorrido e penso che sebbene sia stato difficile abituarsi all’idea di paternità, sono più che orgoglioso di averlo fatto, di averlo cercato e di avere questo ritorno di amore continuo attraverso i suoi gesti, sorrisi e anche quei capricci che fanno parte della sua età.

(Dall’esperienza di F.)

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2019-03-23T08:00:20+00:00