Il viaggio della mia vita

Recupero il giubbotto dal sedile posteriore dell’auto e Ulisse rotola giù sul tappetino.

Lo tiro su per la pinna e lo appoggio in alto sullo schienale.

Lui è la mascotte anche del gruppo Whatsapp di famiglia, delfino blu e bianco che mi fa compagnia mentre vado al lavoro e amico dei nostri viaggi.

Dei giri a bordo della nostra automobile, un gruppo unito nato grazie alla realizzazione di un mio desiderio, di un contatto, di un’attesa che ancora oggi mi fa sorridere.

Avevo passato i trent’anni da un po’, dentro bussava prepotente la voglia di avere delle responsabilità verso un’altra vita, c’era un particolare rilevante però, ero ancora solo, i miei sentimenti non li condividevo ancora con nessuno e oltretutto non ero stabile economicamente.

Insomma, avevo una porta da aprire ma nessuna fondamenta sulla quale affissarla.

Ricordo come se fosse oggi, il giorno di quei pensieri, ero in macchina e il cielo non prometteva nulla di buono, c’era nebbia e metteva addosso una grande tristezza, improvvisamente mi fermai come se una forza interiore mi dicesse di farlo e appena svoltata la curva rimasi folgorato da un paesaggio mozzafiato.

Pensai di avere al fianco un figlio, un maschio e di mostrargli ciò che stavo ammirando e così sussurrai “Guarda!” e quello che mi accadde quel giorno lo misi anche per iscritto in un racconto a cui sono particolarmente legato “La strada di Cremolino”.

Tutt’oggi non so se fu un sogno o il sentimento prepotente che cercava concretezza, che pochi mesi dopo incontrai quella che oggi è mia moglie, una ragazza dolcissima con la quale ho avuto due splendide figlie e dopo poco quell’incontro, riuscii anche a stabilizzarmi con il lavoro.

Come quel giorno venni colpito da quel panorama magnifico, anche l‘arrivo della mia prima figlia fu un regalo al cuore.

Non ero ancora sposato, stavo con la mia fidanzata organizzando i preparativi per il matrimonio, quando durante un viaggio a Roma, scoprimmo della gravidanza. Io ero ancora in attesa di una stabilità economica, la quale per fortuna arrivò con la firma di un contratto a tempo indeterminato, proprio il giorno dopo essere diventato padre. Due anni dopo arrivò l’altro regalo più bello per la mia vita, un’altra bambina di cui vado fiero.

E oggi, con l’emozione che mi stringe la bocca dello stomaco, cerco di coltivare la speranza per loro di vederle padrone sempre della loro identità, che non cadano nelle mani sbagliate e che non si facciano coinvolgere da altri nel seguire cattive strade, perché questo mondo sta davvero cambiando molto velocemente e la stupidità e l’aggressività degli uomini mi fa restare spesso senza parole, ma allo stesso tempo, so che la libertà che ho insegnato alle mie figlie, alla lunga farà il suo dovere.

Ho inculcato loro molti valori: il coraggio, l’indipendenza, la responsabilità e la meraviglia, sì, perché chi smette di sorprendersi di fronte alla vita, smette, secondo me, di esistere.

Proprio come dissi su quella strada parecchi anni fa al mio bambino immaginario “Guarda!”, ecco perché continuo a ricordarlo alle mie due figlie.

Loro che sono state le sorprese più grandi per me, compagne di gite e scoperte, e penso ora a quel viaggio con mia moglie in Umbria e Toscana mentre era incinta per la prima volta.

Ci trovammo a Gubbio proprio durante la famosa Processione dei Ceri, immersi nel caos totale sena renderci conto di cosa stesse accadendo, per poco non venimmo travolti dalla calca di gente, ma ancora una volta ero parte integrante di una delle scoperte più belle della vita, prima di arrivare poi ad Assisi e venire abbracciato da una pace assoluta.

Amiamo viaggiare, ritrovarci in luoghi nuovi e assaporare usanze e attrazioni. Respirare nuove strade, farne tesoro.

Perché i bagagli più importanti da portare restano quelli del cuore.

Come un mare di emozioni da custodire e navigare liberi.

Libertà, proprio come quella che spinge i delfini tra le onde.

Delfini, come lo è il nostro Ulisse.

(Dall’esperienza dell’amico scrittore Pino de Renzi)

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2019-01-28T08:22:01+00:00