E lo sento ancora quel brivido…

La bicicletta poggiata all’ingresso di casa.

Il rumore di chi ancora lavora e certamente vorrebbe essere altrove.

La notte che spesso vivo per dovere, mi porta consigli e immagini di un passato non troppo distante.

Il pensiero di quel ragazzo che ero e il desiderio di essere parte importante per qualcuno, diventare padre e volerlo, farlo combaciare con il desiderio di mia moglie.

Era stato un tassello che tra le nostre mani prendeva forma, volevamo che al suo arrivo trovasse un nido accogliente e perfetto anche per noi con lui e così a trent’anni diventai padre.

Impresso il momento in cui mia moglie me lo disse o meglio, me lo fece scoprire: la semplice sorpresa di trovare un ciuccio nel fondo del piatto da minestra e solo i nostri sguardi che incrociandosi si erano detti che sarebbe iniziato quel cammino che tanto desideravamo.

Al centro della schiena ancora sento il brivido di quel giorno, la consapevolezza che sfociava in bellezza, nel cammino tortuoso di una gravidanza non del tutto serena per colpa di un medico poco serio e di quel corpo che cambiava per fare battere un nuovo cuoricino.

Intanto la notte si scioglie oltre le pareti, nel respiro degli altri che dormono, nei gesti irrequieti di un tempo che passa e che di certo non mi porta via quelle piccole ansie di padre, le solite preoccupazioni di noi genitori per la salute dei propri figli o di qualche sgambetto difficile di una vita che fa un sacco di capriole.

E ricordo quelle che facevamo io e mio figlio! Liberi, fedeli al nostro rapporto amorevole, aperto magari un po’ troppo, ma che ci fa star bene, anche in quegli attimi in cui ci facciamo dei dispetti!

Spesso ci guardiamo e comprendiamo all’istante, come quando sto per uscire e mi giro alzando il pollice e non serve altro perché lui sa che quel gesto significa che non deve far arrabbiare la mamma mentre sono via.

La responsabilità di un viaggio per me parte da questo, dal comprendersi.

Ora chiudo la porta e vado.

La bicicletta sembra dirmi: “mi avete lasciata qui a fare da guardia” e io penso “sì, ai sogni, anche a quelli già realizzati e che in casa mia ancora dormono!”

(Dall’esperienza di Kalibiro)

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2019-07-22T14:17:04+00:00