Cobalto

Sono seduta davanti al computer e sento un profumo.

Io che non amo le fragranze se non solo quelle di pelle, di colpo mi sono dovuta fermare.

Cosa è stato?

Incantesimo.

Sei venuto a cercarmi ancora un pò?

Mentre camminavo ho pensato fossi tu, perché so che ti sarebbe piaciuto metterti il profumo prima di indossare la camicia azzurra a richiamare le sfumature dei tuoi occhi.

Lo so che sei stato tu, perché hai paura mi dimentichi di te ma è impossibile succeda.

30 giugno e regalami un sorriso visto che ieri sera ho guardato il cielo e ti ho chiesto un favore.

Ti vedo, macchina bianca nuova, dita lunghe delle tue mani enormi sul volante e il sorriso grande come il tuo cuore.

Vieni un pò qui che ti sto disegnando un altro pò, vedi che quei pantaloni ti stanno bene? Non mi credevi, sei sempre il solito!

Girati, hai smesso di portare gli occhiali o li tieni sul comodino per quando leggi?

Non mi spostare i capelli dal viso, sono timida come vent’anni fa, sono rimasta sempre la stessa perché tu sei lo stesso e dimmi dove lo hai comprato questo profumo.

Mi piace. Non tu eh e rido, perché sai che se fossi rimasto in questo tempo ora non saprei neppure dove saresti.

Non fare quella faccia, non la fare, forse resto l’unica a riportarti qui, ad allungarti in questa vita, a vederti uomo. Cobalto.

Non doveva succedere e basta, ormai lo sappiamo da troppo, io e te poi, sai quante chiacchierate, poi tu hai deciso di avvertirmi e io sto ancora capendo perché.

Pare un delirio di parole ma non mi importa, dammi la mano, mi piacciono le tue dita, sento ancora la tua voce e la voglio ora, da adulto.

Dove sei? Non te ne andare, lo hai già fatto così male quel giorno d’estate che io ancora dopo tutto questo tempo non me ne rendo conto.

Hai acceso una sigaretta? Ma da quando fumi? Non lo sapevo.

Sei nervoso e perché? Spostati un pò più giù che sai cosa devi fare adesso.

Guardami.

Fammi respirare questo incantesimo, dimmi perché ti riporto in vita, dimmelo.

Forse da quel posto mi devi insegnare tante cose. Forse ho paura che non saranno mai abbastanza le volte che ti chiederò di abbracciarmi, anche quando ti ho chiesto di portarmi via e di venire lì con te. Stupida, vero?

Appoggiato alla finestra ora mi sembri così grande dentro i tuoi anni senza età.

Tu questa musica non l’hai mai sentita e allora ascoltala con me, vieni qui, prendi l’altra cuffietta, sì, come quel viaggio a Trieste, vicini, perfetti, noi. 

Eravamo piccoli, ma io ti ho fotografato e ora perché ridi? Me lo spieghi? Sono troppo sensibile? Eh, non mi importa, mi piace essere così, delirio puro. Portami ovunque, tanto so che mi proteggi tu, dentro le tue braccia, sento il tuo petto libero, ti vedo al mare uscire dall’acqua, pelle incanto, ti vedo stenderti davanti a me, mi fa senso, ma non ci saremmo baciati, no, a me piaceva il tuo amico, già, lo sai…sei stato tu.

Vent’anni tra un mese che io non ho pianto, che ho perso la me bambina, che ho gettato i vestiti sul letto e non ho capito perché era successo a te.

Sì, hai ragione, non devo più ricordare nulla, ora ci sei lo stesso, fammi accoccolare lì dove un tempo ti batteva il cuore e un pò me lo hai regalato, chiudo gli occhi, posso dirti grazie? 

E smetti di ridere, stupida io, hai la pelle liscia, come allora, Dio mio come sei nitido ora…dimmi perché?

Non voglio piangere, non voglio, è stupendo, ti posso prendere, pelle, occhi, voce, sei qui. Sei qui con me e vedi che eri tu? Di nuovo quel profumo…e fuori non c’è nessuno.

(Con sottofondo “You’ll follow me down” dei Skunk Annie al mio Francesco, per sempre.)

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2020-06-30T11:47:23+00:00