Attraverso un vetro

Mi piacciono alcune cose e altre meno. Come tutti, certo.

Mi piace ascoltare, molto.

Immaginare, tanto.

Vedere come gli altri si possono porre o essere.

E questa sarà una storia diversa, un padre, un uomo però, prima di tutto il resto.

Ricordo un pomeriggio, mi telefonò e invece delle solite prese in giro e battute mi parlò seriamente, mi raccontò di sé, del suo prima, del suo dolore incatenato al cuore ma che non ama sbandierare, della sua famiglia, dello sgambetto pessimo che gli ha fatto la vita e di quella rinascita diversa, sia su corpo ma soprattutto intima che ha affrontato.

Ricordo quel giorno e mi pare di sentire la sua voce.

“Ho due figli.”

E il resto è come se non contasse.

Il resto che lui incanala in tutto ma è una forzatura credo io, per proteggere ciò che lui ha di più caro.

Il primo un maschio, desiderato e voluto così fortemente da sua moglie perché, a detta sua, noi donne abbiamo il genoma della riproduzione che se non facciamo un figlio potremmo uccidere il nostro partner.

Sogghigno mentre aggiunge: “Ad ogni modo il suo primo sguardo è stato disarmante, un fulmine a ciel sereno. Me ne sono innamorato istantaneamente.”

Eccolo qui il suo vero io, quello che dopo aver preso mille scorciatoie arriva al punto serio, quello che con poche parole fa capire quanto la vita può essere nuovamente una scoperta, una risorsa, un voler buttarci all’angolo anche di fronte alle sorprese e lasciarci senza fiato ma in modo positivo.

Lui poi mi confida che il secondo figlio lo ha desiderato tanto, la sua femminuccia e che sebbene a volte per il loro carattere, per i loro screzi, vorrebbe ucciderli, sa che non si è mai pentito di essere diventato genitore.

Sorrido perché qualche bigotto potrebbe pensare che io abbia scritto di un padre pazzo e violento, di un uomo che spesso usa una parola forte, solo per fare scena, ma lui esiste davvero e vorrei ricordare che spesso i termini forti sono un simpatico riflesso di una timidezza radicata e di un amore infinito, che raggiunge delle protezioni bellissime e si chiamano silenzi.

(Dall’esperienza di Michele LM)

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2019-02-04T14:52:06+00:00